Stelvio Mestrovich wotninsky

Stelvio Mestrovich Wotninsky è nato a Zara, nell'ex Jugoslavia, oggi Repubblica di Croazia, da genitori italiani, il 20 giugno 1948.

È un intellettuale poliedrico: scrittore, poeta e critico letterario italiano.

Mestrovich è un importante critico musicale del tardo barocco, con particolare conoscenza di Antonio Salieri (grazie alla sua tenacia, nel 2000 è stata posta a Vienna una lapide commemorativa sulla facciata della casa,in Goettweihergasse n.1, in cui il compositore legnaghese visse per oltre trent'anni), Andrea Luchesi, Anton Diabelli, Pietro Alessandro Guglielmi, Baldassare Galuppi. E' merito suo se oggi il Ridotto del Teatro "Giuseppe Verdi" di Trieste è intitolato al grande direttore d'orchestra e compositore Victor De Sabata.

L'opera di Stelvio Mestrovich é stata tradotta in diverse lingue. Lo scrittore é incluso in diverse antologie italiane, austriache, tedesche, spagnole, albanesi e bulgare. Molte sue liriche, tradotte in tedesco, sono state inserite per anni nella Rivista viennese "LOG", patrocinata dall'UNESCO.Il suo primo romanzo "Suor Franziska" ha vinto il Premio Viareggio-Farabolina 1992. Di lui hanno scritto "La Stampa" "La Repubblica" "Il Tirreno" "La Nazione" "Die Wiener Zeitung" "L' Arena" " Il Basso Adige" e altri quotidiani italiani e stranieri.

Mestrovich è stato inserito nel "DizioNoir", edito da Delos Books e curato da Mauro Smocovich e da Carlo Lucarelli.

 

La Sindrome di Jaele

"L'ispettore capo Giangiorgio Tartini si trova alle prese con un serial killer che uccide solo arabi, senza apparenti motivi, nel nome di Jaele, suscitando così una violenta reazione della comunità musulmana nei confronti degli ebrei, guidati dal rabbino Shmuel Roberto Lazar.
Una storia avvincente con un finale a sorpresa, a cui fanno da sfondo una Venezia di fine anno, battuta dalla pioggia e imbiancata dal nevischio, e una travolgente passione amorosa tra l'ispettore capo Tartini e la prostituta Mitzi."

Thriller Magazine

"Nella recente ondata di gialli e pseudo-gialli di cui, con disinvoltura, gli editori a caccia di facili successi hanno riempito le librerie, fisiche e "on line", quelli firmati da Stelvio Mestrovich hanno saputo ritagliarsi, non senza la giusta e meritoria fatica, una nicchia particolare.
Un successo, il suo, non di proporzioni planetarie ma finora riservato ad una cerchia di buongustai e appassionati per via della classica raffinatezza di ambienti, personaggi e trame in apparente contrasto con la natura popolare del "crime novel" più moderno."

Luca Raimondi, dalla prefazione a "La sindrome di Jaele"

"Ormai l'autore del romanzo appena pubblicato, "LA SINDROME DI JAELE", si può definire a pieno diritto un maestro del giallo moderno. "La sindrome di Jaele" è un giallo insolito. Insolito perchè, al di fuori del genere, è un'opera genuina letteraria. Al contrario di tanti giallisti che puntano tutto sulla trama e gli incubi dei delitti per tenere il lettore in ansia fino all'ultima riga, Mestrovich scrive una vera opera letteraria, degna anche per i lettori che non amano il giallo.
La sua prosa è laconica, zeppa di ritratti, magnifici paesaggi lagunari, metafore ineguagliabili. Si sente, da una riga all'altra, il passato poetico dell'autore, per questo anche la prosa di Mestrovich è una prosa poetica, così com'è poetico il suo personaggio principale, Tartini: un insolito ispettore di polizia, amante delle arti, trovatosi per caso a far quel lavoro, come tanti, perché non poteva campare diversamente. Il personaggio è così originale che non ha niente da invidiare ai vari Maigret e Montalbano...
Mestrovich é ormai percursore di un nuovo tipo di giallo, quello rigorosamente artistico.
Il colpo di scena alla fine? Molto trovato, affascinante, migliore dei vari O’Henry. Perfetto."

Shpendi Sollaku Noé

 

Vita e opere dei compositori dimenticati dal 1600 al 1900